Il consiglio Direttivo di Sezione
vuole, con questo sito rendere omaggio a Tutti coloro,
Bersaglieri o non, che con serio impegno e grande senso di
sacrificio, hanno voluto donare parte di loro stessi alla
realizzazione della Fanfara, e a chi per le piume in ogni
epoca e circostanza, in pace o in guerra, onorando l’Italia
ed il Tricolore ha sentito il fremito palpito d’amore e
l’orgoglio di essere un Bersagliere.Ha pensato altresì di
raccogliere i testi delle nostre canzoni più significative
ed incisive,affinché nei ritagli di tempo possiate
rimandarli a memoria, e con la stessa riandare ai tempi
passati, ai bei vent’anni, rivivendo così le stesse
emozioni, le stesse passioni di allora, con la certezza che
possa far bene al cuore questo tocco di vecchi ricordi.
PREFAZIONE
Tecnicamente ,i
Bersaglieri fanno parte della Fanteria, come gli Alpini
,Paracadutisti e come tali sono Fanteria celere e leggera.
Creati per
essere usati come elementi d’attacco e di retroguardia nella
ritirata,rapidi nell’arrivare sull’obbiettivo prima delle
altre forze ed altrettanto rapidi nel creare azioni di
disturbo durante l’avanzata del nemico.
Tutto questo
emerge anche dalla testimonianza del Mar.Rommel, il quale a
proposito dei Bersaglieri della corazzata Ariete in Africa
Settentrionale disse:IL SOLDATO TEDESCO HA STUPITO IL
MONDO;IL BERSAGLIERE ITALIANO HA STUPITO IL SOLDATO TEDESCO.
Chiamato anche “vaira”,
viene indossato inclinato, e fu proprio La Marmora a volerlo
così, aiutato dal caso: si narra che l’ufficiale volle
assistere alla vestizione del primo Bersagliere, il Sergente
Vayra, che di lì a poco avrebbe sottoposto all’attenzione
del Re per ottenere l’approvazione della divisa. Per
saggiare la sua sveltezza, La Marmora prese a lanciare da
lontano i vari capi di vestiario. A un certo punto gli tirò
anche il cappello, ma Vayra era sbilanciato e fu costretto a
pararlo con la testa. Risultato: il copricapo si posizionò
sulle ventitré andando a coprire l’orecchio destro del
Sergente dandola Bersagliere un’aria sbarazzina che non
dispiacque al generale.
Papà La Marmora voleva un copricapo
mimetico, e le piume del gallo cedrone erano l’ideale per i
Bersaglieri impiegati per lo più in azioni di sorpresa,
uscivano all’improvviso dalla boscaglia.
Il
cordone verde passava attorno al collo e finiva sul fianco a
reggere la fiaschetta della polvere da sparo.
Vennero
adottati tre anni dopo la fondazione del corpo. La Marmora
li volle neri perchè nell’originario colore blu (simile alla
divisa) coi frequenti lavaggi tendevano a stingere. Tutti
gli ufficiali e sottufficiali portano sempre i guanti neri e
non marrone in ogni circostanza e con qualsiasi uniforme
nella quale sia prescritto l’uso dei guanti.
La Marmora curò ogni
dettaglio , compreso il fregio del cappello.
Consiste in una cornetta da cacciatori con due carabine
incrociate e una granata con fiamma.
Questa fiamma è inclinata, fuggente, a significare l’impeto
bersaglieresco.
Durante la loro
partecipazione alla guerra di Crimea i Bersaglieri restarono
privi di nuovi indumenti e uniformi, da sostituire a quelli
logori, in seguito all’affondamento di una nave che
trasportava rifornimenti.
I soldati alleati turchi, donarono allora ai figli di La
Marmora il loro fez.
Dal lontano 1855 il fez è poi rimasto in dotazione ai
bersaglieri quale copricapo da fatica, di colore bordeaux
con fiocco azzurro.
Ma mentre i turchi usavano portare il fez in tutta la sua
lunghezza, i bersaglieri sono sempre stati abituati a
mettersi in testa il fez orizzontale.
Più veloci di tutti, quindi i primi , nell’aggredire il
nemico come la vita stessa, nel travolgere tutto in un
impeto di giovinezza che anela al nuovo, al meglio.
La prima compagnia fondata da La Marmora era composta da 174
giovani la cui dote principale era quella di “correre,saltar
fossi,e barricate, salire su alberi e muraglie, nuotare”.
Sempre di corsa, anche in parata, piacquero subito alla
gente per il loro comportamento aitante, per la sveltezza
con cui si muovevano.
Il primo a compiacersene fu proprio il re, Carlo Alberto.
Una mattina del 1836 il sovrano passò in rassegna sulla
piazza d’armi di Torino la prima compagnia bersaglieri, poi
dopo essersi congedato da La Marmora partì in carrozza per
una gita sulla collina di Superga.
Ma, lì giunto, si ritrovò di fronte l’ufficiale; stupito, il
re si guardò in giro e vide schierato sul piazzale un
reparto in armi.
“Ma io avevo autorizzato una sola compagnia”, disse con tono
di rimprovero.
“E così è stato, maestà”, replicò La Marmora mettendosi
sull’attenti, e spiegando al sovrano che i bersaglieri con
una marcia a passo di corsa avevano attraversato la campagna
ed erano riusciti a precedere la carrozza reale, trainata da
sei cavalli.
Il
suonatore è un dilettante appassionato che viene
espressamente addestrato a suonare a pieni polmoni e a passo
di corsa. Egli deve essere udito da tutto il reparto che
segue di corsa o di passo la Fanfara uniformandosi al suo
ritmo. Il labbro sottoposto alla continua pressione e
martellio del bocchino, non potrà mai essere perfettamente
intonato e il suono crescerà o calerà sensibilmente, in
conseguenza dello sforzo sopportato.
Altro fattore importante
da tenere presente è che il Bersagliere della fanfara deve
ritenere a memoria la sua musica. Non si possono applicare
le parti allo strumento, così come fanno le bande per tre
motivi: 1°)Per difficoltà di lettura dovuta alla corsa;
2°)Perchè deve tenere gli strumenti alti il più possibile (e
cioè le campane rivolte al cielo); 3°)Per rispetto alla
tradizione, che vuole la figura del trombettiere sempre in
atteggiamento intrepido ed immediata la sua esecuzione.
Fin dai tempi di La
Marmora, si è sempre detto che qualche stecca, cioè la nota
presa male, nelle fanfare dei bersaglieri ci sta bene; si
diceva fosse come una piuma che si agita per proprio conto
nello svolazzare del piumetto. Questo per spronare il
trombettiere.Motto degli ufficiali e capi fanfara nelle
caserme è diventato così:"STONATE ,MA SUONATE !"
Purtroppo, musicalmente,
una stecca sarà sempre una piuma mozza. In vero, è difficile
non steccare andando di corsa. Anche questa è tradizione va
capita nella più ingenua essenza. Chi non ne è convinto non
sa niente della fanfara e allora gli gioverebbe molto
trascorrere un pò di tempo con i bersaglieri.
Le precisazioni che ci
accingiamo a dare, al bersagliere potrebbero sembrare ovvie
e scontate; ci rivolgiamo perciò a tutti coloro che pur non
essendo bersaglieri, ne amano tuttavia le tradizioni, il
canto e la musica.
Le fanfare non sono
costituite da suonatori professionisti: il bersagliere
chiamato a svolgere il servizio di leva, il più delle volte
entra a far parte della fanfara non avendo altro requisito
che la passione per la musica.
Questo da la misura delle
difficoltà iniziali e dell'impegno necessario
all'addestramento;impegno sorretto dall'orgoglio di essere
bersagliere ed in particolare "Bersagliere della Fanfara".
Apprese le prime nozioni
teoriche, di settimana in settimana il suonatore acquista
una sicurezza sempre maggiore e quel pizzico di spavalderia
che è la caratteristica del bersagliere stesso. Questo
spirito bersaglieresco, nato quasi per caso, il più delle
volte non si esaurisce con il congedamento ma continua con
le fanfare in congedo delle "sezioni bersaglieri". Quest'hobby,
unito per la passione delle "piume al vento", lo
accompagnerà per tutta la vita.
Molte fanfare in congedo
annoverano fra i loro suonatori persone che hanno oltre
sessant'anni ancora con il passo fermo e il labbro sicuro.
Questa è la meravigliosa testimonianza della "febbre" che la
Fanfara dei bersaglieri sa accendere.Fatta questa premessa
sulla iniziazione del suonatore, consideriamo ora i vari
aspetti che caratterizzano la musica del bersagliere.
La fanfara trova infatti
la sua espressione più bella, oltre che nel ritmo (di corsa
:180 passi al minuto - di marcia 140 passi - da ferma 170
passi), nel timbro acuto e squillante delle sue trombe.
Composta esclusivamente da ottoni (motivo per cui si
distingue dalle classiche bande musicali) essa viene
suddivisa in quattro classi:
CANTO:Flicornino Mib-
Tromba Sib -Flicorni Soprani Sib
ACCOMPAGNAMENTO:Flicorni
contralti Mib- Tromboni Sib- Corni Mib
CONTROCANTO:Flicorni
tenori Sib- Flicorni baritoni Sib
PEDALE:Bassi gravi in Fa
Questo insieme
strumentale limita la possibilità di eseguire brano
muisicale di ampia stesura, nel contempo però valorizza
l'inimitabile fisionomia della fanfara: l'esecuzione a passo
di corsa.
Sarebbe davvero ridicolo,
oltre che impossibile, vedere una banda completa di
grancassa ,tamburi,piatti e tutta la serie delle "ance"
sfilare di corsa.
Caratteristiche e tradizioni
della Fanfara Bersaglieri
Per quanto LA MARMORA abbia “pensato”
il suo Bersagliere nei minimi dettagli, è evidente come le
tradizioni siano nate e cresciute con la storia del “Corpo”.
La tradizione più bella è la Fanfara.
Essa racchiude in sé le fondamentali
caratteristiche dei bersaglieri: è l’anima del Reparto, la
sua voce spirituale ed incitatrice.
Il Bersagliere della Fanfara,oggi,
durante le sfilate, non porta più il fucile; l’uniforme di
parata, poi, è uguale a quella degli altri Bersaglieri:
cappello piumato, cinturone, scarponi anfibi, cordone verde
e guanti neri.
Quanto più vivo scorre nelle vene il
sangue e nel pensiero il sentimento per la Patria, spontaneo
irrompe nel petto del Bersagliere il bisogno di cantare.
Le tradizioni canore dei Bersaglieri
trovano la loro nascita nelle radici della fondazione del
corpo (avvenuta il 18 giugno 1836 ad opera di Alessandro
Ferrero della Marmora .
Il canto cosi si è rivelato la loro
seconda natura.
Tutti gli eserciti hanno le loro
canzoni, ma solo il Bersagliere canta con ineguagliabile
ritmo travolgente.
Questo soldato, nato agli albori del
Risorgimento italiano, ha saputo subito interpretare i versi
infiammati di libertà, sgorgati dall’animo dei poeti da lui
ispirati.
La Patria, la mamma e la bella sono le
cose che il Bersagliere porta nel cuore.
Questi tre nomi a lui cari, sono tutta
la sua vita: in essi e per essi egli si identifica.
La PATRIA: “Palpito sacro sempre primo
nei nostri pensieri”;
La MAMMA: ”Ultima invocazione di tanti
Bersaglieri”;
La BELLA: “In ogni sua canzone non
manca mai:rappresenta l’amore,la speranza,la vita”.
Sono trascorsi 175 anni dalla nascita
del primo Bersagliere ed i suoi inni sono fioriti come gemme
nei vari giardini d’Italia, il popolo li ha colti e li ha
fatti suoi.
La Nazione ha visto passare schiere di
generazioni “piumate” ed ha ascoltato mille canzoni a lei
dedicate dai suoi prodi Bersaglieri.
Io vorrei che ogni mattina giungesse all’orecchio di ogni
italiano
lo strepitio veloce e baldanzoso della Fanfara dei
Bersaglieri.
E
nella giornata di ogni italiano ci fosse qualche lacrima in
meno,
qualche sorriso in più.