imitati forse, uguagliati mai !!!!!!

 

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                          I NOSTRI VESSILLI

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il consiglio Direttivo di Sezione vuole, con questo sito rendere omaggio a Tutti coloro, Bersaglieri o non, che con serio impegno e grande senso di sacrificio, hanno voluto donare parte di loro stessi alla realizzazione della Fanfara, e a chi per le piume in ogni epoca e circostanza, in pace o in guerra, onorando l’Italia ed il Tricolore ha sentito il fremito palpito d’amore e l’orgoglio di essere un Bersagliere.Ha pensato altresì di raccogliere i testi delle nostre canzoni più significative ed incisive,affinché nei ritagli di tempo possiate rimandarli a memoria, e con la stessa riandare ai tempi passati, ai bei vent’anni, rivivendo così le stesse emozioni, le stesse passioni di allora, con la certezza che possa far bene al cuore questo tocco di vecchi ricordi.

 

 

 

PREFAZIONE

 

Tecnicamente ,i Bersaglieri fanno parte della Fanteria, come gli Alpini ,Paracadutisti e come tali sono Fanteria celere e leggera.

Creati per essere usati come elementi d’attacco e di retroguardia nella ritirata,rapidi nell’arrivare sull’obbiettivo prima delle altre forze ed altrettanto rapidi nel creare azioni di disturbo durante l’avanzata del nemico.

Tutto questo emerge anche dalla testimonianza del Mar.Rommel, il quale a proposito dei Bersaglieri  della corazzata Ariete in Africa Settentrionale disse:IL SOLDATO TEDESCO HA STUPITO IL MONDO;IL BERSAGLIERE ITALIANO HA STUPITO IL SOLDATO TEDESCO.

 

  • CAPPELLO PIUMATO " VAJRA"

 

Chiamato anche “vaira”, viene indossato inclinato, e fu proprio La Marmora a volerlo così, aiutato dal caso: si narra che l’ufficiale volle assistere alla vestizione del primo Bersagliere, il Sergente Vayra, che di lì a poco avrebbe sottoposto all’attenzione del Re per ottenere l’approvazione della divisa. Per saggiare la sua sveltezza, La Marmora prese a lanciare da lontano i vari capi di vestiario. A un certo punto gli tirò anche il cappello, ma Vayra era sbilanciato e fu costretto a pararlo con la testa. Risultato: il copricapo si posizionò sulle ventitré andando a coprire l’orecchio destro del Sergente dandola Bersagliere un’aria sbarazzina che non dispiacque al generale.

  • LE PIUME

Papà La Marmora voleva un copricapo mimetico, e le piume del gallo cedrone erano l’ideale per i Bersaglieri impiegati per lo più in azioni di sorpresa, uscivano all’improvviso dalla boscaglia.

 

  • CORDONE VERDE "GARIBALDINA"

Il cordone verde passava attorno al collo e finiva sul fianco a reggere la fiaschetta della polvere da sparo.

 

  • I GUANTI NERI
     

Vennero adottati tre anni dopo la fondazione  del corpo. La Marmora li volle neri perchè nell’originario colore blu (simile alla divisa) coi frequenti lavaggi tendevano a stingere. Tutti gli ufficiali e sottufficiali portano sempre i guanti neri e non marrone in ogni circostanza e con qualsiasi uniforme nella quale sia prescritto l’uso dei guanti.

  • FREGIO " TROFEO"

La Marmora curò ogni dettaglio , compreso il fregio del cappello.

Consiste in una cornetta da cacciatori con due carabine incrociate e una granata con fiamma.

Questa fiamma è inclinata, fuggente, a significare l’impeto bersaglieresco.

  • IL FEZ

Durante la loro partecipazione alla guerra di Crimea i Bersaglieri restarono privi di nuovi indumenti e uniformi, da sostituire a quelli logori, in seguito all’affondamento di una nave che trasportava rifornimenti.

I soldati alleati turchi, donarono allora ai figli di La Marmora il loro fez.

Dal lontano 1855 il fez è poi rimasto in dotazione ai bersaglieri quale copricapo da fatica, di colore bordeaux con fiocco azzurro.

Ma mentre i turchi usavano portare il fez in tutta la sua lunghezza, i bersaglieri sono sempre stati abituati a mettersi in testa il fez orizzontale.

  • LA CORSA

Più veloci di tutti, quindi i primi , nell’aggredire il nemico come la vita stessa, nel travolgere tutto in un impeto di giovinezza che anela al nuovo, al meglio.

La prima compagnia fondata da La Marmora era composta da 174 giovani la cui dote principale era quella di “correre,saltar fossi,e barricate, salire su alberi e muraglie, nuotare”.

Sempre di corsa, anche in parata, piacquero subito alla gente per il loro comportamento aitante, per la sveltezza con cui si muovevano.

Il primo a compiacersene fu proprio il re, Carlo Alberto.

Una mattina del 1836 il sovrano passò in rassegna sulla piazza d’armi di Torino la prima compagnia bersaglieri, poi dopo essersi congedato da La Marmora partì in carrozza per una gita sulla collina di Superga.

Ma, lì giunto, si ritrovò di fronte l’ufficiale; stupito, il re si guardò in giro e vide schierato sul piazzale un reparto in armi.

“Ma io avevo autorizzato una sola compagnia”, disse con tono di rimprovero.

“E così è stato, maestà”, replicò La Marmora mettendosi sull’attenti, e spiegando al sovrano che i bersaglieri con una marcia a passo di corsa avevano attraversato la campagna ed erano riusciti a precedere la carrozza reale, trainata da sei cavalli.

 

  • LA FANFARA

Il suonatore è un dilettante appassionato che viene espressamente addestrato a suonare a pieni polmoni e a passo di corsa. Egli deve essere udito da tutto il reparto che segue di corsa o di passo la Fanfara uniformandosi al suo ritmo. Il labbro sottoposto alla continua pressione e martellio del bocchino, non potrà mai essere perfettamente intonato e il suono crescerà o calerà sensibilmente, in conseguenza dello sforzo sopportato.

Altro fattore importante da tenere presente è che il Bersagliere della fanfara deve ritenere a memoria la sua musica. Non si possono applicare le parti allo strumento, così come fanno le bande per tre motivi: 1°)Per difficoltà di lettura dovuta alla corsa; 2°)Perchè deve tenere gli strumenti alti il più possibile (e cioè le campane rivolte al cielo); 3°)Per rispetto alla tradizione, che vuole la figura del trombettiere sempre in atteggiamento intrepido ed immediata la sua esecuzione.

Fin dai tempi di La Marmora, si è sempre detto che qualche stecca, cioè la nota presa male, nelle fanfare dei bersaglieri ci sta bene; si diceva fosse come una piuma che si agita per proprio conto nello svolazzare del piumetto. Questo per spronare il trombettiere.Motto degli ufficiali e capi fanfara nelle caserme è diventato così:"STONATE ,MA SUONATE !"

Purtroppo, musicalmente, una stecca sarà sempre una piuma mozza. In vero, è difficile non steccare andando di corsa. Anche questa è tradizione va capita nella più ingenua essenza. Chi non ne è convinto non sa niente della fanfara e allora gli gioverebbe molto trascorrere un pò di tempo con i bersaglieri.

 

  • PRECISAZIONI

Le precisazioni che ci accingiamo a dare, al bersagliere potrebbero sembrare ovvie e scontate; ci rivolgiamo perciò a tutti coloro che pur non essendo bersaglieri, ne amano tuttavia le tradizioni, il canto e la musica.

Le fanfare non sono costituite da suonatori professionisti: il bersagliere chiamato a svolgere il servizio di leva, il più delle volte entra a far parte della fanfara non avendo altro requisito che la passione per la musica.

Questo da la misura delle difficoltà iniziali e dell'impegno necessario all'addestramento;impegno sorretto dall'orgoglio di essere bersagliere ed in particolare "Bersagliere della Fanfara".

Apprese le prime nozioni teoriche, di settimana in settimana il suonatore acquista una sicurezza sempre maggiore e quel pizzico di spavalderia che è la caratteristica del bersagliere stesso. Questo spirito bersaglieresco, nato quasi per caso, il più delle volte non si esaurisce con il congedamento ma continua con le fanfare in congedo delle "sezioni bersaglieri". Quest'hobby, unito per la passione delle "piume al vento", lo accompagnerà per tutta la vita.

Molte fanfare in congedo annoverano fra i loro suonatori persone che hanno oltre sessant'anni ancora con il passo fermo e il labbro sicuro. Questa è la meravigliosa testimonianza della "febbre" che la Fanfara dei bersaglieri sa accendere.Fatta questa premessa sulla iniziazione del suonatore, consideriamo ora i vari aspetti che caratterizzano la musica del bersagliere.

La fanfara trova infatti la sua espressione più bella, oltre che nel ritmo (di corsa :180 passi al minuto -  di marcia 140 passi - da ferma 170 passi), nel timbro acuto e squillante delle sue trombe. Composta esclusivamente da ottoni (motivo per cui si distingue dalle classiche bande musicali) essa viene suddivisa in quattro classi:

CANTO:Flicornino Mib- Tromba Sib -Flicorni Soprani Sib

ACCOMPAGNAMENTO:Flicorni contralti Mib- Tromboni Sib- Corni Mib

CONTROCANTO:Flicorni tenori Sib- Flicorni baritoni Sib

PEDALE:Bassi gravi in Fa

Questo insieme strumentale limita la possibilità di eseguire brano muisicale di ampia stesura, nel contempo però valorizza l'inimitabile fisionomia della fanfara: l'esecuzione a passo di corsa.

Sarebbe davvero ridicolo, oltre che impossibile, vedere una banda completa di grancassa ,tamburi,piatti e tutta la serie delle "ance" sfilare di corsa.

 

 

 

Caratteristiche e tradizioni della Fanfara  Bersaglieri

 

Per quanto LA MARMORA abbia “pensato” il suo Bersagliere nei minimi dettagli, è evidente come le tradizioni siano nate e cresciute con la storia del “Corpo”.

La tradizione più bella è la Fanfara.

Essa racchiude in sé le fondamentali caratteristiche dei bersaglieri: è l’anima del Reparto, la sua voce spirituale ed incitatrice.

Il Bersagliere della Fanfara,oggi, durante le sfilate, non porta più il fucile; l’uniforme di parata, poi, è uguale a quella degli altri Bersaglieri: cappello piumato, cinturone, scarponi anfibi, cordone verde e guanti neri.

Quanto più vivo scorre nelle vene il sangue e nel pensiero il sentimento per la Patria, spontaneo irrompe nel petto del Bersagliere il bisogno di cantare.

Le tradizioni canore dei Bersaglieri trovano la loro nascita nelle radici della fondazione del corpo (avvenuta il 18 giugno 1836 ad opera di Alessandro Ferrero della   Marmora .

 Il canto cosi si è rivelato la loro seconda natura.

Tutti gli eserciti hanno le loro canzoni, ma solo il Bersagliere canta con ineguagliabile ritmo travolgente.

Questo soldato, nato agli albori del Risorgimento italiano, ha saputo subito interpretare i versi infiammati di libertà, sgorgati dall’animo dei poeti da lui ispirati.

La Patria, la mamma e la bella sono le cose che il Bersagliere porta nel cuore.

Questi tre nomi a lui cari, sono tutta la sua vita: in essi e per essi egli si identifica.

La PATRIA: “Palpito sacro sempre primo nei nostri pensieri”;

La MAMMA: ”Ultima invocazione di tanti Bersaglieri”;

La BELLA: “In ogni sua canzone non manca mai:rappresenta l’amore,la speranza,la vita”.

Sono trascorsi  175 anni dalla nascita del primo Bersagliere ed i suoi inni sono fioriti come gemme nei vari giardini d’Italia, il popolo li ha colti e li ha fatti suoi.

La Nazione ha visto passare schiere di generazioni “piumate” ed ha ascoltato mille canzoni a lei dedicate dai suoi prodi Bersaglieri.

 

Io vorrei che ogni mattina giungesse all’orecchio di ogni italiano

lo strepitio veloce e baldanzoso della Fanfara dei Bersaglieri.

E nella giornata di ogni italiano ci fosse qualche lacrima in meno,

qualche sorriso in più.

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

   

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Ultimo aggiornamento:  01-02-11